longing

A volte, senza troppi motivi, vorrei teletrasportarmi a Parigi. Non per la città in sé, ma per come mi sento quando ci vivo. Mi ci sento forte, mi ci sento piena, e, pensandoci bene, anche più bella.

Mi piace perdermi tra i palazzi grigi, girare per quello che rimane dei vicoli e mi piace sedermi da sola in un caffè. Qui a Roma non lo faccio. Non so il motivo. Non ne trovo il coraggio, mi sentirei sola, perché sono circondata da persone che conosco e che in generale mi vogliono bene. Allora mi dico che “Vabeh stasera sto a casa, poi domani esco e vedo (inserire nome/i random di amico/a/i)”.

A Roma non ho il coraggio di essere sola.

Mi chiedo se sia così per tutti, se anche gli altri trovino il coraggio più facilmente quando sono lontani da casa per poi perdere lo slancio quando ritornano nel loro nido.

Che poi, se uno ci pensa, è una cosa decisamente cretina, perché essere soli, intraprendenti, avere slanci, è molto più semplice da fare sapendo di avere una rete di salvataggio vicina, piuttosto che a 2000km da casa.

Boh, vabbeh. Comunque stasera, se fossi stata a Parigi, me ne sarei andata a vedere la Senna, che per la cronaca è una cosa bellissima.

senna

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At a glance

C’è bastato poco.

E dopo, poi, non ci ho potuto far molto.

Poi, dopo, ti svegli. E quel momento in cui lo fai non è che sia esattamente piacevole. Non vuoi vedere, non vuoi lasciar andare.

Senti che brucia, senti già che probabilmente non finirà bene, ma ti tuffi nelle pieghe degli esseri che incontri quando apri gli occhi. Non sai bene che odore abbiano, ma ti ci butti come se per respirare dovessi soffocare.

Non vuoi sapere dove finirai, perché tanto ne hai paura ugualmente, ne hai paura come se averne paura facesse parte del processo, perché cambiare fa sempre paura.

Però, in un attimo sai che devi perché non puoi più negare. Non vuoi negare che ti piaccia venire soffocata dalle cose che ti circondano, sentendo ogni volta che le fai avvicinare, la vita che scorre via. E poi torna, quando loro decidono, mani enormi, mani delle persone che ti sono davanti, mani di esseri ai quali ti dai cercando espressamente il dolore e poi il piacere della rinascita.

Ti piace lasciare, in quelle persone, te. Come un memo del tuo controllo, ti lasci andare e finalmente ti perdi.

Nella luce più bianca. Nella notte più buia. In ognuno degli eccessi che esistono.

Perché sai che solo in quegli eccessi trovi una parte dei tuoi, come un richiamo lontano di disappunto.