dough

c’è una morbidezza che ti tieni dentro per certe persone, un mondo piccolo che c’è e che accoglie quella persona, come la pasta di pane, calda, morbida, che quando ci metti il dito dentro si piega, accoglie senza remore, senza paura, lasciando pezzetti a quel dito che un po’ la infrange, un po’ la tenta, un po’ la smuove ed un po’ la intacca.

allo stesso tempo però non si può lamentare l’impasto, perché è la sua natura essere così, ed allora non puoi far altro che accogliere la morbidezza che ti porti dietro, come una enorme fonte di ricchezza.

fragilità fatte di piccoli impasti scoperti, lacrime che poi, in fondo ti scaldano e ti fanno capire che non c’è valore nelle cose che non hanno senso, mentre tutto il valore lo accolgono le cose che ti distruggono, che ti rendono vulnerabile, che ti fanno piccolo in confronto al mondo, che ti fanno capire che il domani esiste nell’ottica di un oggi vissuto e passato, nel sentire che le persone ti restano dentro finché e quando tu lo vuoi.

che poi ‘sta cosa della perdita è una grande inculata. perché tanto le persone le perdi sempre e comunque, e quindi è tanto meglio tenersele dentro per non perderle.

la dolcezza che mi porto dentro è riservata alle persone che mi hanno toccato profondamente, a quelle che mi hanno fatto cambiare, a quelle che nonostante tutto il dolore che mi hanno provocato -senza volerlo, senza saperlo, senza riuscire ad evitarlo- mi hanno amato, e fatto parte della mia vita in maniera indescrivibile.

sono quelle le persone per le quali verso lacrime di sangue dolci come miele.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s