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L’inglese ha un dono che mi intriga sempre: la polisemia.

Non che l’italiano ne manchi, beninteso, ma la lingua di Shakespeare è veramente un passo avanti.

Verbo, soggetto, aggettivo. Tutto in una parola.

Che poi è un po’ come gli esseri umani. Protagonisti, registi, coprotagonisti. Tutto in uno.

Oggi riparto. Ho già prenotato il mio viaggio per novembre prossimo, nel quale sarò di nuovo a Parigi.

Oramai è diventata un’abitudine, un passo di danza conosciuto, un susseguirsi di emozioni che si ripete, con sfumature diverse, ma con lo stesso leitmotiv.

Contenta di tornare, triste di partire, Lasciare e ritrovare. Abituarsi a malapena per poi tornare nel conosciuto, che però non è più esattamente lo stesso.

Guardare avanti alle cose da fare. indietro solo passi. Avanti c’è sempre da correre.

OT: ieri sera sono andata all’Institut du Monde Arabe a vedere “L’Armée du Salut“. un film un po’ lento, ma che illustra una realtà assai complessa, ignorata, ma anche poetica.

soliloque

Da quando sono arrivata a Parigi mi sono trovata sola con tanti pensieri, un soliloquio interiore che pesa. È come un dibattito eterno.

Ho ricominciato a non dormire molto. Cammino tanto, invece.

Come se piantonassi il limite del palco mentre parlo. I pensieri non si rincorrono, i pensieri si sfidano, guardandosi l’un l’altro in un continuo sforzo di solitudine.

nopanic