another

da qualche giorno sono fissata con una canzone: Another Love di Tom Odell. Ve la metto qui, prima di iniziare.

la canzone è delicatamente struggente, non c’è bisogno che io stia qui a spiegarvelo.

l’idea di amare qualcuno pur non potendo emozionarsi abbastanza perché si sente di aver già dato tutto per qualcun altro è una cosa semplicemente chiaramente ingestibile.

è da anni che mi chiedo a cosa ruotino intorno i rapporti. tutti, eh.

non ci credo più a ‘sta cosa dei sentimenti.

spiegatemi perché in nome di belle cose riusciamo ad essere irreprensibilmente crudeli, instancabilmente egoisti. dai, su. vi voglio proprio vedere arrovellarvi le cervella.

spiegatemi perché non riusciamo a trattenerci dal distruggere.

in quale piega dell’essere ristagna la voglia di non essere soli a discapito degli altri?

a questo punto mi viene in aiuto un’altra cantante (strafiga, converrete con me) inglese.

Been thinking ’bout the little thing you said, (ti amo, ndr)
Doesn’t sink in, and you fought above my head (eh.)
‘Cause I’m scared, I can’t lie (deo Gratias)
I don’t feel the same inside (fatte ‘na domanda e datte ‘na risposta)
I can’t decide if I have the heart to confess (sei ‘n pochetto stronza, no?)
And I don’t think I’m ready
To take go in this heavy
I thought we would take it slow
And now you got that feelin’,
You say that you mean it
But for me, I just don’t know
(blablablabla)
Ooh, Ooh, Ooh
I can’t see it, I don’t feel it
(se lo sai te, stiamo a posto.)
I need to dig a little deeper

ENNÓ, cazzo, ENNÓ

questo meraviglioso schemino per dire una semplice cosa. non si può.

o lo senti o no.

voglio capire cosa cercani tutti di fare, dirsi, dimostrare, trovare?

giuro che non è retorica e che me lo chiedo.

vabeh il post sarà inutile, ma vi ho fatto conoscere due canzoni carucce.

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deactivate

mi sono messa col puntatore sulla frase “deactivate your account” di facebook.
mi sono stufata di perderci tempo, ma intancabilmente e inspiegabilmente continuo a farlo.
mi sono detta che mi sentirei più libera.
mi sono detta che avrei il tempo per pensare alle cose più importanti.

leggere. studiare. scrivere. pensare. fare l’uncinetto. leggere di narrativa. uscire di più. produrre di più. carezzare gatti invece di guardarli. rendere interessante il mondo che mi vive dentro. vedere il mondo fuori più interessante perché frutto di una ricerca voluta e non di un vomito blu-grigio-bianco creato inconsapevolmente da tutti i miei contatti.

e non ce l’ho fatta. non ci sono riuscita a staccare.

perché penso alle cose positive, drogata, come quando ci si lascia con qualcuno, di bei ricordi, di obblighi sociali, di interazioni interessanti. 

mi sento in trappola, sapendo di essermici messa.